Canada, Trudeau vince ma non ha maggioranza dei seggi

22 ott 2019

Non è la vittoria travolgente di quattro anni fa, ma Justin Trudeau è riuscito a sopravvivere agli scandali degli ultimi, assicurandosi un altro mandato come Primo Ministro del Canada. Il suo Partito Liberale avrà però bisogno di un alleato questa volta per riuscire a formare un governo che riesca a raggiungere i 170 voti necessari in Parlamento. L'alleato più naturale al momento sembra il nuovo Partito Democratico, l'NDP, composizione ambientalista e di sinistra. Il leader, Jagmeet Singh, già prima delle elezioni di ieri aveva elencato sei richieste per sostenere un eventuale esecutivo, un'assistenza farmaceutica e dentistica pubblica, investimenti per l'edilizia popolare, interessi più bassi per i prestiti studenteschi, un limite ai prezzi delle tariffe degli operatori di telefonia mobile, una tassa patrimoniale e un piano ambientale coraggioso per combattere i cambiamenti climatici. Tra queste proposte non c'è nero su bianco quella su cui si sono registrate le maggiori divisioni con Justin Trudeau, vale a dire l'oleodotto da Alberta a Vancouver, sostenuto dal Primo Ministro, ma contrastato da NDP, che grazie anche a questa posizione ha guadagnato consensi soprattutto in British Columbia. Un accordo sembra comunque possibile anche perché i Liberali hanno portato avanti in questi anni proposte ambiziose sull'ambiente, approvando una Carbon Tax che piace ai futuri potenziali alleati. Certo sarà un governo di compromessi e Trudeau esce indebolito ma non sconfitto al termine di questo voto che fino alla vigilia restava molto incerto anche per gli scandali che hanno coinvolto il Primo Ministro negli ultimi mesi da una foto del 2001, in cui appare mascherato da arabo con la faccia dipinta di nero, per cui è stato accusato di razzismo e scarsa sensibilità fino alle pressioni fatte al suo Ministro della Giustizia per aiutare una compagnia di costruzioni coinvolta in un caso di corruzione. L'economia comunque va molto bene e alla fine le sue politiche liberali e progressiste hanno convinto più delle forse troppe lusinghe all’estrema destra concesse dal leader dei Conservatori Andrew Shire.

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