Dopo la morte, a maggio, del leader Ebrahim Raisi, il 28 giugno ci saranno in Iran elezioni presidenziali. Nel Paese, attraversato da una profonda crisi economica e in cui il movimento di protesta contro il regime, nonostante la repressione, non si è sopito, si era votato da poco. A marzo, il dato più impressionante dello scrutinio è stato l’astensionismo più alto dalla Rivoluzione islamica del 1979. La popolazione potrebbe disertare anche le prossime elezioni. È questa la previsione di Taghi Rahmani, attivista e dissidente di lungo corso, marito del Premio Nobel per la Pace, Narges Mohammadi, ancora oggi imprigionata per le sue idee nel famigerato carcere di massima sicurezza di Evin, luogo di abusi e torture. A Sky Tg24 Rahmani, che sabato interverrà al Wired Next Festival a Milano, ha raccontato le difficoltà di comunicazione con la moglie e le sue aspettative per il prossimo voto. .























