Libano, il premier Hariri si dimette: scontri in piazza

29 ott 2019

“Per 13 giorni il popolo libanese ha atteso una decisione per una soluzione politica che avrebbe fermato il declino. In questo periodo ho cercato di trovare una via d'uscita, di ascoltare la voce della gente e di proteggere il Paese da pericoli economici, di sicurezza e sociali. Oggi non lo nasconderò; sono arrivato ad un vicolo cieco”. Alla fine ha dovuto ammettere Saad Hariri l'unica soluzione per uscire dalla crisi politica in cui è affondato il Libano è uno shock, cioè le elezioni anticipate. Il Premier, delfino di una famiglia da sempre implicata nella politica, e figlio dell'ex premier Rafiq, ucciso nel 2005, sa bene che le elezioni anticipate, soprattutto nel Paese dei cedri, possono essere un'arma a doppio taglio perché se è vero che in questo modo la piazza, che ha bloccato il Paese ormai da due settimane, può definirsi soddisfatta, la conclusione è tutt'altro che scontata. Il sistema politico libanese, così come disegnato degli accordi di Taif di 20 anni fa, è terribilmente rigido. Prevede che gli incarichi vengano affidati in base alla religione, perciò qualunque istanza di cambiamento va a cozzare contro questo sistema, che invece privilegia lo status quo, e quindi la corruzione. Motivo per cui la richiesta di un radicale rinnovo della classe politica avanzata dalla piazza suona per certi aspetti velleitario. Già nel suo primo discorso, il 22 ottobre scorso. Hariri si era detto disponibile a dare le dimissioni e indire le elezioni. Il punto però è che, dato il sistema, i governi sono sempre di coalizione e gli altri alleati, soprattutto i partiti sciiti Hezbollah e Amal, si sono detti contrari. Già venerdì scorso le parole del leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, che di fatto respingeva le istanze di cambiamento, avevano provocato scontri, scontri che si sono rinnovati nell'attesa del discorso di Hariri, con i sostenitori di Hezbollah e Amal che hanno caricato i manifestanti. C'è però una novità sostanziale nella scena libanese: per la prima volta le manifestazioni sono interconfessionali e dalla parte della saura, rivoluzione, ci sono due milioni e mezzo di libanesi, a fronte di una popolazione di 4 milioni. Tutto questo al netto del fatto che i partiti sciiti, sostenuti dall'Iran, hanno milizie meglio armate dello stesso esercito libanese.

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