Banche venete, 5,2 miliardi dallo stato

5,2 miliardi di euro, risorse già stanziate con il decreto “Salva banche” di dicembre, quello da 20 miliardi usato anche per l’operazione Montepaschi: a tanto ammonta l’esborso di soldi pubblici per la gestione del dossier “Banche venete”, nella parte bassa delle previsioni degli ultimi giorni, insomma. Gli esperti ipotizzavano un sacrificio per le casse dello Stato tra i 5 e i 10 miliardi. Nessun sacrificio invece – specifica il Ministero dell’economia – per i correntisti dei due istituti, per gli obbligazionisti senior, quelli più garantiti che saranno rimborsati alla scadenza naturale dei loro bond, e per gli obbligazionisti junior, quelli meno garantiti e, quindi, più minacciati dalle regole del burden sharing (condivisione del rischio) che si applicano in questo caso. Saranno rimborsati dal Fondo interbancario di tutela dei depositi e da un contributo di Intesa Sanpaolo. Ca’ de Sass rileva, così, i rami d’azienda sani delle due venete che continuano a operare senza soluzione di continuità sotto l’ala protettiva del Gruppo Intesa. “Non ci saranno licenziamenti – ha dichiarato il numero uno Carlo Messina – ma solo uscite volontarie”. Le attività tossiche come i crediti deteriorati, quelli di difficile riscossione, e gli altri attivi non ceduti a Intesa vengono collocati in una scatola ad hoc, la Società per la gestione di attività di proprietà del Tesoro. Via 20 Settembre mette a disposizione fino a 12 miliardi di garanzie e 5,185 miliardi di esborso effettivo, investimento che potrà essere recuperato, ma solo nel lungo periodo, recuperando o comunque valorizzando la massa di crediti deteriorati che di fatto si accolla. Con il decreto-legge la palla passa proprio al Ministero dell’economia che deve sancire la liquidazione dei due istituti a cui seguirà, a opera di Bankitalia, la nomina dei due commissari.


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