Il coronavirus, la Chiesa italiana e il Vaticano

04 mar 2020

Era diventata uno dei simboli dell'allerta coronavirus in Italia la chiusura improvvisa il 1° marzo della Chiesa di San Luigi dei Francesi, dietro Piazza Navona, che contiene tre splendidi quadri del Caravaggio, meta fissa dei turisti a Roma. Motivo della serrata un sacerdote della Chiesa era stato contagiato, ricoverato a Parigi, adesso sono stati riaperti i portoni di accesso, con grande soddisfazione dei visitatori. Pensavo fosse chiusa, invece passando ho trovava aperto e secondo me è un bel segnale di serenità più che altro, di tranquillità, insomma, evitiamo le psicosi. È una cosa buona, davvero ottima. Non si deve cedere alla psicosi, non si deve cedere alla paura. Il mondo è impazzito sembra che tutti siano diventati isterici con il coronavirus, non c'è alcun problema qui a Roma e noi ci stiamo divertendo. E se in alcune zone d'Italia, le più colpite dal virus per prudenza non si celebrano messe con fedeli, a Roma si respira un clima più sereno e la diocesi ha diffuso poche elementari regole a fedeli e sacerdoti, pronta però ad aderire alle nuove norme governative. Siamo sereni, ma prudenti. Vogliamo esserlo, il Cardinale vicario ha chiesto a tutti i parroci di Roma, in questo periodo, di non dare la comunione sulla mano, di lasciare le acquasantiere vuote e di sospendere lo scambio del gesto della pace. Qualora le autorità civili ci chiedessero dei provvedimenti più severi li adotteremo. Acquasantiere vuote anche nella città del Papa, dunque, ma nessun vero allarme. E anche in Vaticano solo prudenza, senza blindature particolari. E per entrare nella basilica di San Pietro non ci sono limitazioni numeriche. Il Vaticano rassicura anche sulla salute del Papa. Il raffreddamento da cui è colpito sta facendo naturalmente il suo soccorso e Bergoglio non mostra sintomi di nessuna altra patologia.

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