Una nuvola come tappeto è la strada per la Terra Promessa. Da questa traduzione di una frase dell'Antico Testamento ad opera di Erri De Luca in un suo libro, nasce la mostra di Giulia Piscitelli che dialoga con quello che è il tempio della religiosità napoletana nei secoli. La Cappella e il Museo del Tesoro di San Gennaro. "Tutto l'allestimento della mostra l'ho fatta un po' in punta di piedi; potresti anche immaginare che questi lavori sono sempre stati qua". Un'unione simbolica di tutte le religioni in nome della pace, partendo da 21 inginocchiatoi rivestiti interamente da tappeti per la preghiera islamica. "Bisogna immaginare che dalla Cappella Reale a fine mostra è come se ci fossero più di 120 tappeti per la preghiera islamica". Poi c'è la serie delle aureole che vengono mutuate da quadri che esistono già come questa che su una mappa di Tunisi, e quindi del Mediterraneo, aggiunge le aureole di un'opera che rappresenta la sepoltura di Cristo e richiama la tragedia dei migranti che muoiono in mare. "Il Mediterraneo, che cos'è oggi se non una sepoltura di corpi?" E poi c'è l'orrore della guerra con un abito sacerdotale fatto con il materiale di un giubbotto antiproiettile. Come spiega l'abate Vincenzo De Gregorio della Real Cappella del Tesoro di San Gennaro, "Un richiamo alla tremenda esperienza di violenze di guerra che ancora oggi si vive per la quale bisogna difendere l'umanità. Questa stoffa antiproiettile in fondo richiama questo". Si finisce con il naso: un'opera ex- voto realizzata dall'artista nel 1997 che oggi trova collocazione accanto a San Gennaro di Massimo Stanzione. La leggenda racconta che dopo che una statua del Santo fu mutilata dai Saraceni, il naso sia stato restituito dal mare.