Nel nome della scienza, l'omeopatia funziona?

17 nov 2019

Nelle università italiane ci sono vari corsi di medicine non convenzionali, prima fra tutte l'omeopatia, la seconda medicina praticata al mondo nata tra il '700 e l''800, sulla cui efficacia non esistono prove scientifiche. Il fatto è che ci sono delle leggi della fisica e della chimica, finora incontestabili, che ti dicono che dentro a moltissimi farmaci omeopatici non c'è nulla se non acqua e zucchero. Ecco come nasce un farmaco omeopatico. Si prende una goccia di tintura madre di qualsiasi sostanza e la si diluisce in 99 gocce di acqua. La sostanza è ora presente all'1% nella diluizione chiamata CH1. Da qui si inizia: una goccia di CH1 in 99 di acqua e si ha la CH2; da qui una goccia in altre 99 di acqua per la CH3 e così via. La quantità di principio attivo presente diminuisce in maniera esponenziale fino alla CH12. Da qui in avanti non è più scientificamente possibile che ci sia nemmeno una molecola di principio attivo. Eppure i farmaci omeopatici in commercio vanno avanti anche oltre la trentesima diluizione. “Diluisci oggi, diluisci domani, qui dentro non abbiamo più niente. Quello che c'è in realtà lo stiamo studiando, non ha idea di quanto lo stiamo studiando, e probabilmente esistono dei nano-aggregati di particelle”. “Facciamo l'esempio pratico. Qui c'è polline alla 30CH. Se volessimo assumere una molecola di polline dovremmo bere ben 2 milioni di volte gli oceani esistenti sul pianeta Terra”. “Quindi lei non ci crede?”. “Non è che non ci credo, io ho studiato, ho studiato medicina, ho studiato scienza, faccio il medico. L'omeopatia si basa su riti magici, nasce nell''800 e nell''800 esistevano gli stregoni”. “Tu diciamo che da biologa sai che qua dentro non c'è niente”. “Sì, ne sono consapevole che qui dentro non c'è niente, però io non posso non prendere atto del fatto che, okay, non ci sarà niente, però questo niente funziona”.

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