I temi economici che uniscono M5S e PD

29 ago 2019

Su un tema economico i 5 Stelle e i Democratici sono d'accordo: evitare l'aumento dell'IVA, l'imposta sui consumi che scatterà in automatico da gennaio se non si farà nulla. Servono 23,1 miliardi di euro, una cifra che da sola assorbe gran parte delle risorse necessarie per la prossima legge di bilancio. Sul piano fiscale i due partiti non hanno intenzione di intestarsi la flat tax voluta dalla Lega, sono in embrione però diverse ipotesi per la riduzione del cuneo fiscale, cioè quella galassia di tasse e contributi pensionistici e assicurativi che pesano su lavoratori e imprese. Tagliarne una parte equivale ad alleggerire il costo del lavoro per le aziende e arricchire la busta paga. L'idea che circola in ambienti PD è che la sforbiciata possa riguardare chi ha redditi fino a 55 mila euro, con l'effetto di 1.500 euro in più all'anno per 20 milioni di lavoratori. Sarebbero però necessari 15 miliardi, troppi, per cui la misura potrebbe entrare a regime progressivamente, con un effetto pieno solo negli anni a venire. C'è poi l'introduzione del salario minimo orario, sul quale sia i 5 Stelle, sia i Dem hanno già presentato proposte differenti in Parlamento. Un'intesa si potrebbe trovare magari prevedendo che il minimo di retribuzione per legge non sia esteso a tutte le categorie dei lavoratori ma solo ad alcune. In cantiere anche sgravi alle famiglie con un riordino delle agevolazioni fiscali, ma anche l'estensione del bonus degli 80 euro a chi ora non lo percepisce perché guadagno poco. Concordanza di idee sulle politiche ambientali, si tratterebbe di un pacchetto fiscale per incentivare tecnologie ed energia pulita, nonché investimenti in infrastrutture e contro il dissesto idrogeologico. Questi in sintesi i punti principali del tema economico, sul quale, come detto, lo scoglio più difficile da superare è quello dei soldi. La caccia alle risorse potrebbe puntare a una revisione di quota 100 e al riordino, cioè il taglio, dei bonus fiscali, un'operazione che però appare titanica. All'orizzonte, quindi, potrebbe esserci la richiesta all'Europa di maggior flessibilità sui conti per varare una manovra con un deficit ben al di sopra delle stime esistenti e vicino alla fatidica soglia del 3%, in pratica più di quanto fatto dal Governo uscente.

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