Brexit, manca accordo, parola passa a leader UE-GB

07 dic 2020

Oltre un'ora e mezza di telefonata tra Ursula von Der Layen e Boris Johnson non ha sbloccato il negoziato sul futuro accordo commerciale tra Unione Europea e il Regno Unito. Non ci sono le condizioni, si legge in un comunicato congiunto che annuncia un incontro in persona a Bruxelles nei prossimi giorni, dopo che i rispettivi capi negoziatori avranno preparato una panoramica delle differenze rimanenti. Le distanze toccano tre punti. Il diritto di pesca sulle ricche acque britanniche che gli europei vorrebbero mantenere, la gestione e le decisioni sulle eventuali future dispute legali, ma soprattutto la spinosissima questione della parità di condizioni per le imprese. L'Europa, insomma, in cambio del libero accesso senza dazi e senza quote sul mercato di 450 milioni di consumatori chiede che le aziende britanniche debbano sottostare alle stesse regole di quelle europee in fatto, ad esempio, di aiuti di stato e di standard ambientali o sindacali per evitare concorrenza sleale. Per Londra però si tratta di una grossa rinuncia a buona parte di quella sovranità che voleva inseguire con la Brexit. Downing Street ha offerto come atto di buona volontà di rimuovere quelle clausole della nuova legge sul mercato interno che vanno in diretta violazione degli accordi presi con Bruxelles sul nodo Irlanda del Nord. Troppo poco, considerando che in sostanza si ritorna a patti già siglati. Tutto questo mentre di fatto, la clessidra è già esaurita e si stanno creando artificiali tempi supplementari. E anche se con la Brexit, lo si è visto, le sorprese possono arrivare anche all'ultimo minuto, in Europa in molti cominciano a preferire una possibile uscita senza accordo per tornare a trattare l'anno prossimo senza fretta in una posizione anzi ancora più rafforzata.

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