Migranti, MSF: su isole greche 60% pensa a suicidio

18 dic 2020

Harina Lili è una rifugiata siriana che vive nel campo di Samos ora come mesi fa, quando ancora una volta sono divampate le fiamme. Un campo per 648 persone dove ne vivono 3500. A Samos come a Lesbo, dove sono più di 7000 i richiedenti asilo. Tra loro, 2500 bambini in un campo destinato a circa tremila persone. Quarantanove tentativi di suicidio da parte dei bambini di Lesbo, sonnambulismo, incubi, comportamenti regressivi, autolesionismo i sintomi maggiormente diffusi tra i più piccoli. Stessa situazione a Samos dove il 60% dei pazienti ha dichiarato di aver pensato al suicidio. Il 37% di loro era a rischio. Sono i numeri che Medici Senza Frontiere rende noti nella giornata internazionale dei migranti, a 8 mesi all'incendio che ha distrutto il campo di Morya sull'isola di Lesbo dove vivevano in condizioni disumane, quasi 13000 persone. La situazione sulle isole greche peggiora. Solo pochi giorni fa la notizia di una bambina di 3 anni violentata e ritrovata nel fango del nuovo campo allestito a Lesbo. Dopo ogni evento critico come gli incendi, il recente terremoto, lock down, abbiamo assistito ad un incremento dei casi gravi nella nostra clinica, continua l'Organizzazione non governativa, con aumento decisamente preoccupante dei pensieri di suicidio e autolesionismo da parte delle persone che si troveranno a vivere un altro inverno in condizioni disumane nel mezzo di una pandemia. Costruire nuovi centri rischia di rendere la loro condizione ancora più invisibile.

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