Usa, spari da Minneapolis a Indianapolis. Biden: vergogna

17 apr 2021

Cronache di una ordinaria giornata nel "Paese delle armi". L'America si sveglia con l'ennesima strage senza senso, un ex impiegato dello stabilimento Fedex di Indianapolis, appena 19 anni, si presenta alle 11 di sera su quello che era il suo luogo di lavoro, armato di fucile. Comincia a sparare a caso, appena arrivato nel parcheggio, poi entra nell'edificio. Uccide 8 persone, prima di rivolgere l'arma verso se stesso. Il tutto in due minuti di orologio e senza un motivo. A San Antonio, in Texas, una pattuglia ferma un furgone. A bordo ci sono tre persone, una accoglie l'agente, che chiede i documenti, sparando. Quello risponde al fuoco e ne uccide due, ferendo il terzo. Nelle stesse ore, anche senza turisti, a metà pomeriggio, la metro della centralissima Time Square di New York è affollata. Un tizio dell'Ohio, se ne va a zonzo con in spalla un fucile semiautomatico. Caricatori e maschera antigas nello zainetto. Alla polizia, che lo ferma, risponde che avere un'arma è suo diritto. Il diritto, che effettivamente c'è e risale alla fine del '700, si chiama secondo emendamento della Costituzione ma, come ha detto pochi giorni fa il Presidente degli Stati Uniti, "nessun emendamento è eterno". Soprattutto quando in suo nome si ammazzano migliaia di persone. "Anche la violenza delle armi è una pandemia" ha detto Biden, che chiede l'aiuto del Congresso per passare leggi almeno un po' più stringenti sulla detenzione di pistole e fucili. Gli Stati Uniti sono il paese più armato al mondo: 390 milioni di pezzi, 120 ogni 100 abitanti, dopo di loro c'è lo Yemen, che ne abbondantemente meno della metà. Solo nell'ultimo mese ci sono state 45 sparatorie di massa, ovvero con almeno 4 persone coinvolte. Dall'inizio dell'anno oltre 1000 morti. Non stupisce che anche chi con le armi ci lavora ne faccia un uso quantomeno disinvolto. L'ultima tragica dimostrazione è la morte di Adam Toledo, il bambino di 13 anni, freddato a Chicago da un'agente di polizia che credeva avesse in mano una pistola e che, nel dubbio, anche se il ragazzino lo guardava impaurito nella notte, a mani alzate, gli ha sparato. Fine simile, pochi giorni fa vicino Minneapolis, per il 21enne di colore Daunte Wright, fermato per una infrazione stradale e ucciso a bruciapelo perché cercava di scappare da una poliziotta che ha sostenuto di essersi sbagliata. Voleva usare la pistola che spara una scarica elettrica, ha usato quella vera. Tra pochi giorni si concluderà il processo a Derek Chauvin, l'ex agente di polizia che lo scorso anno inchiodò a terra, con un ginocchio sul collo per quasi 10 minuti, un nero ammanettato. Si chiamava George Floyd ed è diventato un simbolo. Ma nel "Paese delle armi" e della televisione, anche morire davanti a una telecamera, sembra solo uno show.

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