Dl intercettazioni, pm deciderà se rilevanti o meno

21 dic 2019

Per arrivare a quella che sembrava una quadratura del cerchio, erano stati consultati anche i principali procuratori italiani, da Milano a Palermo. Alla fine, dopo sei ore di riunione, il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera al decreto legge sulle intercettazioni, voluto dal Ministro della giustizia, Alfonso Bonafede, che di fatto apporta alcune modifiche alla legge Orlando del 2015 che entrerà in vigore dal prossimo 29 febbraio. Da quanto si apprende le novità riguardano in particolare cinque punti: non sarà più solo la polizia giudiziaria a decidere quali sono le intercettazioni rilevanti che devono essere trascritte, ma sarà il pubblico Ministero. I difensori, inoltre, potranno chiedere e ottenere una copia cartacea delle intercettazioni rilevanti. Potranno invece solo ascoltare quelle irrilevanti e nel contraddittorio con il giudice chiedere che una conversazione considerata irrilevante dalle toghe e rilevante per la difesa possa essere trascritta ed entrare nel dibattimento. Il provvedimento detta anche indicazioni chiare rispetto alle indagini tuttora in corso, per cui valgono le regole attualmente in vigore. Le nuove si applicheranno a tutte le iscrizioni di notizia di reato, successive al 29 febbraio. Un'altra novità riguarda la stampa: il giornalista che pubblica l'intercettazione non rischia più di essere incriminato per violazione di segreto d'ufficio. Infine il virus spia trojan potrà essere utilizzato per reati puniti con pene sopra i cinque anni, commessi da pubblici ufficiali o da incaricati di pubblico servizio contro la pubblica amministrazione. "Il decreto sulle intercettazioni", scrive il ministro Bonafede su Facebook, "è uno strumento irrinunciabile per le indagini. Adesso elaboreremo un sistema moderno, digitale e ci saranno maggiori garanzie per trovare l'equilibrio tra l'esigenza delle indagini, la tutela della riservatezza e il diritto di difesa".

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