Coronavirus, l'esigenza dei centri estivi

23 apr 2020

Chissà se la Capra Margherita ha nostalgia delle urla e gli strattoni travestiti da carezze dei bambini, quello che però è certo è che alle famiglie manca un posto come questo. Un luogo, la fattorie dei ragazzi, dove si faceva educazione, dove si osservavano le piante, le culture e gli animali, si imparava a fare il pane e il vino. È questo uno degli spazi a cui il Comune di Firenze sta pensando per i centri estivi. I bambini e ragazzi, per tanto tempo sono rimasti chiusi in casa, la scuola partirà a settembre, in questo periodo dobbiamo pensare agli aspetti psicologici, agli aspetti relazionali, agli aspetti sociali dei nostri bambini che sono alla base delle attenzioni che dobbiamo dare tutti. Da dove si parte? Da strutture che abbiano uno spazio ampio esterno, da giochi che si possono fare in presenza, ma a distanza. Il momento, del pranzo andrà ripensato con le mono confezioni e se le mascherine saranno indispensabili, che siano con supereroi o principesse. La sintesi è che ci devono essere meno bambini e più operatori. Prima, il rapporto era 1 educatore e 16 bambini, noi abbiamo pensato che per fare delle attività che mantengano il distanziamento ci vuole almeno il rapporto uno a otto. Ovviamente, deve essere il Governo a dare le linee guida, a stabilire condizioni di sicurezza che consentano la ripartenza dei servizi. Si può considerare questo tempo, se non come un'opportunità per ripensare la scuola dell'obbligo, almeno come un esperimento per non farsi trovare impreparati, per non avere, come unico orizzonte, lo schermo di un PC.

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