Fine vita, Consulta apre a suicidio assistito

26 set 2019

“Non punibile”. Con queste due parole la Corte costituzionale, dopo un anno di attesa e due giorni di Camera di Consiglio, di fatto apre al suicidio assistito, ma solo in certe condizioni. L'intervento dei giudici delle leggi ridefinisce i confini della sfera di applicazione dell'articolo 580 del Codice penale, norma che risale al 1930, escludendo ora che le condotte come quella di Marco Cappato, accusato di aver accompagnato DJ Fabo, ormai cieco e tetraplegico, in Svizzera, dove si sottopose al suicidio assistito, siano punibili con una pena fino a 12 anni di reclusione, ma solo e in particolari casi, e cioè se il paziente è in condizioni irreversibili, se prova sofferenze fisiche e psicologiche intollerabili, se sopravvive attraverso trattamenti di sostegno vitale e se capace di prendere decisioni libere. I giudici costituzionali definiscono poi ormai indispensabile un intervento del Parlamento e al Parlamento guarda ora anche Marco Cappato. “La nostra speranza è che la sentenza della Corte costituzionale, che non ha risolto il problema, ma che ha fissato dei paletti chiari sui diritti costituzionali dei malati nelle condizioni di Fabiano Antoniani, che la sentenza della Corte costituzionale dia la forza a chi? Alle persone che stanno in Parlamento, non alle fazioni o ai gruppi”. La necessità di un intervento legislativo viene evidenziata anche dalle tante altre situazioni simili a quella di DJ Fabo, ma allo stesso tempo differenti. “Io voglio ricordarvi che Marco Cappato e Mina Welby sono entrambi imputati anche dinanzi al Tribunale di Massa per aver aiutato Davide Trentini a porre fine alle proprie sofferenze. Davide era affetto da una patologia irreversibile, con gravi sofferenze, capace di autodeterminarsi, ma non dipendente da trattamenti vitali. E allora c'è un altro processo, un altro iter che dovremo portare avanti”.

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