. Non è che sta a letto vestito da papa e quindi rispettiamo la sua privacy e un'altra preghiera che io vi faccio per l'esperienza non sempre felice che ho visto con i alcuni giornalisti utilizzate delle foto. Perché le foto a volte parlano da solo, no, se io metto una foto del papa in difficoltà trasmetto che il Papa sta in difficoltà. Ma trasmettete delle belle foto del Papa. Ne avete tante. Cioè, se siete qua io spero che siete come dice lui per lui, non contro di lui. Quindi aiutiamolo. In questo momento non facciamo titoli che non hanno senso o fake news? I bollettini dicono solo la verità, ma dicono la verità perché ce lo chiede lui. Noi non potremmo fare diversamente l'unica, cosa che potremmo non fare, perché questa è la privacy di ognuno di voi. Se il paziente vuole che non si comunica tutt'al più non si comunica. Ma non può chiedere di dire cose false. E lui ha sempre detto la verità. Non ha mai nascosto le sue fragilità. Quando è dovuto stare dal piede in carrozzina si è nascosto. Quindi quello che si scrive è la realtà. La seconda c'aveva l'ultima cosa? Se se ci può spiegare meglio da che cosa dipende l'efficacia della risposta del paziente alle terapie, per favore. Allora naturalmente il Santo Padre quotidianamente è sottoposto agli esami e oltre alla condizione clinica l'efficacia viene vista anche in base ai risultati che abbiamo. Insomma quotidianamente. Quindi l'efficacia è sia clinica che laboratoristica. Sì, buonasera. Sono Luisa di Crux. Due piccole domande. Volevo capire quanto è immobile è il Santo Padre. Quanto mobile si muove a poltrone. Anche la cappella, però quanto è si muove? Quanto è immobile in questo momento? Veramente e se sta facendo altri esercizi oltre i i farmaci che sta ricevendo. Si sta facendo un altro alle allenamento? No, Esercizi per la respirazione. Grazie. Allora guardi il papa. Lei l'ha visto? Non è che cammina più liberamente? I cento metri su sta ci sta una stanza, una cappella. Quindi viene, diciamo si alza dal letto, va in poltrona, lavora, poi ci sta un ufficio e c'è una cappella. Quindi non possiamo immaginare chissà che faccia. E poi uno che c'ha una polmonite bilaterale con tante infezioni non è che c'ha tutta questa voglia di andare in giro e lui l'abbiamo visto che c'ha un po' di limitazioni per il ginocchio. Quindi quando lui starà bene ritornerà in quella situazione. Non possiamo pensare che tornerà in una situazione motoria migliore. Tornerà in quella situazione adesso. E come altri degenti in ospedale qua se io vengo ricoverato in ospedale che ho cinquantotto anni mi sembra e e c'ho una polmonite, una posizione poli microbica. In linea di massima me ne sto un po' a letto. Ogni tanto mi alzo e mi guardo la televisione. Lui si mette pure in poltrona a lavorare. Ma cosa pretendiamo di più? Jacopo Scaramucci Repubblica Se il Santo Padre si rimetterà con questo quadro sia clinico che cronico. Quanto potrà secondo voi, esporsi in pubblico all'aperto in una stagione che ancora per diverse settimane è fredda? Grazie. Allora tol- togliamo un se io toglierei. Se il Papa si dimetterà, il Papa si dimetterà e tornerà a Santa Marta. Per lo meno io lavoro così su tutti i pazienti, anche Luigi Carbone. Noi lavoriamo sempre per, diciamo curare il paziente. La parte cronica non guarirà, sennò non si chiama cronica la parte acuta. Quando andrà a Santa Marta la parte più acuta sarà risolta e quella meno acuta sarà, diciamo gestita da Massimiliano Strappetti con Luigi Carbone a Santa Marta. Poi quello che vorrà vorrà fare il Papa lo decide lui. Nel senso noi lo conosciamo questo papa, voi v'immaginate un papa che sta dentro lo studio e non riceve. Non incontra nessuno? Non lo so. Chiediamolo a lui. Forse lo sa meglio Matteo C'è Antonio Morten decine. E direi che qui c'è tutta la generosità di questo papa nei confronti nostri nei confronti della Chiesa nei confronti di tutti. Buonasera. Grazie per il tempo. Antonio Mortensen de la Siren Volevo chiedere Eh sì. Impatto lungo terme di questa questa malattia è anche una l'altra domanda. Abbiamo sentito che la mensa dell'ospedale è molto buona e volevo chiedere si mangia bene con appetito. Questo anche per noi è importante. Allora il mangia regolarmente, insomma, con appetito. Quindi va bene. Cosa ha risposto? Ti mangia con un appetito? Abbiamo non so se abbiamo risposto a entrambe le domande. L'impatto. È difficile poterlo dire in questo momento. Cioè, però gli auguriamo un impatto a lunghissimo termine. Va bene. Nel senso che vada avanti fino a duecento anni? Eh sì, sì, no, in quel senso lì sì. E scusate, volevo sapere se, visto che il Papa ha sempre continuato la sua attività, questo anche durante le altre volte che è stato ricoverato qui al Gemelli vediamo che non ha mai interrotto il suo magistero. Se voi gli avete consigliato di rallentare un pochino, ma c'è stato qualche giorno che ha lavorato di meno. Dai quando non è stato bene, quando avete avuto un bigliettino più lungo, è chiaro che quel giorno non è stato bene, non avrà lavorato. E poi è evidente che tu il Papa, lo puoi consigliare che il dottor Luigi Carbone e Massimiliano Strappetti però il Papa Andrea sì, lavo- sono Andrea di Amburgo. Cosa sai cosa temete di più? Che succedesse che potrebbe succedere adesso? Dunque, il Santo Padre che ha, diciamo un cervello superiore a quello di tutti noi messi insieme e lui sa che è in pericolo e ci ha detto di trasmetterlo. Cosa può capitare? Può capitare che questi germi che oggi sono localizzati nelle vie respiratorie e nei polmoni, se malauguratamente, nonostante tutte le terapie che gli fai dosando le terapie con i livelli di cortisone che teniamo bassissimi per questi favoriscono abbassano le difese immunitarie. Non puoi molto abbassarlo, sennò non respira bene. Se per sciagura uno di questi germi dovesse paga- passare nel sangue, qualsiasi paziente avrebbe una sepsi è una sepsi col suo problema respiratorio. La sua età potrebbe essere veramente difficile a uscire. Oggi non ha sepsi in questi sette giorni non ha sepsi. Gli inglesi dicono tocco legno. Noi diciamo tocchiamo ferro, ognuno si tocca quello che vuole. Però, capito, ecco la vera la vera le il vero rischio in questi casi che i germi passano nel sangue. Io io non sono un medico. Non ho capito bene. I germi passano nel sangue. Oggi non ci sono nel sangue questi germi. Queste cose lei non è un medico. Glielo spiego ancora meglio la polmonite, come dicevo prima, o la cistite che riguarda la vescica o le posso dire anche un altro organo è un'infiammazione. Se ci va un germe, un batterio, un virus, un fungo lo infetta, è un germe che che determina la malattia. Però sta solo adesso nel polmone. È un organo al polmone. Non sta nel sangue il sangue, lei non un medico. E questa cosa che anche dentro il suo organismo circola. E se questi germi invece di essere localizzati, girano nel sangue in tutto il corpo, vanno a localizzare anche altri organi. E se vanno a localizzare anche altri organi, vanno a colpire il rene, il cuore, eccetera. Auguriamoci mai questo è il vero. È questo il vero rischio che può correre una persona della sua età che ha questa importante infezione che però vi devo dire per il momento è contenuto. Abbiamo addirittura di tutto qualche farmaco timidamente, perché anche quello c'ha degli effetti collaterali però è presto. Signori, è presto. Sono Okay. Jack Jack for Virus, Jack for Batteri and Jack and J di Massimiliano. Bene, se abbiamo chiuso con le domande, io ringrazio Matteo Un'ultima. Cosa? Io diciamo vorrei ringraziare perché questo non posso non farlo perché lavoro qui? Perché in questo momento lui è Santa sede. Io sono policlinico gemelli. Io volevo ringraziare questa struttura che quello che avete sentito per il papa lo fa tutti i giorni per tutti i pazienti. Non è che gli specialisti che tutti i giorni ci vediamo sono venuti da casa loro. Siamo qui tutti i giorni per gli stessi problemi con gli stessi pazienti e quindi voglio ringraziare tre persone che sono i vertici che sono quelle che ci consentono di lavorare in questo modo il nostro rettore, la professoressa Elena Beccali, il nostro presidente Daniele Franco e il direttore generale, il professor Marco Elefanti. Se non c'è la loro visione non potevamo offrire a tutti i nostri pazienti, compreso il papa, queste i miei colleghi sono delle eccellenze che non sono qui per sbaglio o c'erano o le abbiamo fatte venire al Gemelli. Quindi un mio doveroso grazie a chi governa questo ospedale, alla nostra università. Un pensiero forse anche al professor Scambia che ecco, io l'hai detto tu non mi sarei permesso e nell'ospedale e all'università c'è una un velo di tristezza fortissimo. Um, sono quasi non riesco, diciamo a esprimere. Ieri è deceduto il professor Scambia Che dire che era un collega è veramente poco poco Nel mondo nascono Grazie, Matteo. Ti rubo allora qualche minuto visto che mi hai dato la parola. Alle volte nascono delle persone con delle menti superiori con delle capacità superiori. Il professor Scambi era questo qui ha costruito qui ha costruito qualcosa che non c'è nel mondo. Un riferimento per tutte le donne dell'oncologia medica che vengono da tutto il mondo per farsi curare dalla su da da lui e dalla sua equipe. E questa scuola andrà avanti C'abbiamo la professoressa Anna Fagotti, suo allievo e professore ordinario. Lui ha lasciato prematuramente per questo cancro del pancreas inoperabile E questo un po' mi fa male perché io mi occupo di questo. E quando lui dieci giorni fa, chiedendomi se lo potevo operaio devo dire No, è stata una perdita enorme. Però siamo terreni e lui Domani ci sarà il funerale qui alle undici e e e qualcuno che lascia il suo print sulla terra. Grazie professore, Grazie anche al al dottor Carbone. Ringrazio anche i giornalisti che sono qui e sono testimone anche del loro affetto per il Papa in questi giorni. Quindi è un doppio ringraziamento e so anche che si fa fatica a volte a e a lavorare e a trovare e a lavorare sulle notizie, quando le notizie abbondano di diverso genere e bisogna scegliere la notizia giusta da dare la notizia reale o la notizia che viene da una determinata direzione. Quindi vi ringrazio per tutta la serietà che ci mettete. So che a volte appunto, non è facile, a volte si cade, ma non è assolutamente insomma, siamo qui per lavorare insieme e per cercare di di aiutarvi il più possibile a seguire quello che quello che sta avvenendo qui in questo ospedale. Vi ringrazio molto ancora una volta e buon lavoro a tutti. Grazie, arrivederci. .