Va a rilento il piano per aumentare i posti negli asili nido e potenziare le scuole materne. Un piano miliardario finanziato in larga parte con i soldi europei del Piano Nazionale di Ripresa e che ha lo scopo di favorire le nascite, dare una spinta all'occupazione femminile e impedire che si debba ricorrere a costose strutture private o all'aiuto dei nonni o ancora che si getti la spugna perché i bimbi più piccoli non si sa dove lasciarli. A scattare una fotografia sullo stato dell'arte è l'ufficio parlamentare di bilancio che ci dice che dei 3,24 miliardi del PNRR assegnati all'Italia, per questo capitolo, alla fine dello scorso anno se n'è utilizzato poco più del 25%, con la conseguenza che saremmo costretti a spendere i 2,4 miliardi comunitari non ancora impegnati nel giro di un anno e mezzo visto che giugno 2026 è il termine per completare il PNRR. Molte le criticità: ritardi dovuti a scarsa partecipazione di comuni e regioni, soprattutto al sud, ma anche assegnazione di fondi dove ce ne sarebbe meno bisogno. Il tutto pone forte incertezze, si legge nello studio, nella realizzazione degli oltre 150.000 nuovi posti previsti. Un numero che, si ricorda, è stato ridotto con la previsione del piano a fine 2023 che ha portato a un taglio dei finanziamenti europei ai quali si è sopperito con quattrini statali. Con una magra consolazione: solo grazie al continuo calo della natalità si centrerebbe l'obiettivo minimo che ci siamo posti e cioè garantire a 1 bimbo su 3 un posto nel nido senza però riuscire ad abbattere le disuguaglianze territoriali.