Tensione e scontri a Roma, manifestanti chiedono riaperture

13 apr 2021

Il boato dei disordini sovrasta la voce della protesta. I ristoratori e commercianti riuniti sotto la sigla "Io Apro", scendono in piazza a Roma. Tanti gruppi, tante voci, tante identità, tutti chiedono la stessa cosa: di poter tornare a lavorare, di avere una data per riaprire. "Non ce la facciamo più perché questi sono abusi, è dittatura questa. La gente non può mangiare. Noi portiamo da Palermo l'insegnamento che ci ha dato Falcone e Borsellino, che con il lavoro sconfiggiamo la mafia, sconfiggiamo gli usurai e diamo dignità ai nostri figli e lo stato, lo stato che fa". "Il problema grande è che oggi non sappiamo più come fare, ci dicono fate il delivery, fatti quest'altro. Ci sono paesi, il mio paesino di Vicoforte, 3 mila abitanti, che delivery faccio? Come sono stati veloci a chiuderci, siano efficaci e veloci a ristorarci dei danni che abbiamo subito, non la mancetta che ci hanno promesso". É una manifestazione non autorizzata dalla Questura, l'obiettivo è arrivare alla Camera. Ma il dispositivo di sicurezza imponente non lo permette, un pezzo dei manifestanti affronta le forze dell'ordine. Si riconoscono volti dell'estrema destra romana, CasaPound tra gli altri. Prima una trattativa, poi alcuni momenti di forte tensione, fumogeni, petardi e bottiglie vengono lanciate dalla pancia della manifestazione. Arrivano anche gli idranti, che non verranno usati però. La manifestazione si disgrega, ogni gruppo sceglie un percorso, un centinaio di manifestanti provano a raggiungere la Camera dalle stradine interne, altri improvvisano un corteo a via del Corso, altri si ritrovano ancora in Piazza del Popolo. La giornata lascia Roma segnata da scariche di tensione. I manifestanti promettono di non fermarsi finché non otterranno quello che vogliono.

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