Hong Kong, Pechino invia truppe: uso forza è un'opzione

16 ago 2019

Ha un’opzione a disposizione, ma non sarà un'altra Tienanmen. Pechino ammassa blindati e soldati ai confini di Hong Kong, ma per la Cina rappresentano solo un monito. Difficile però pensare che questa sia esclusivamente una prova di forza, considerando gli schieramenti in campo. Da una parte le truppe, dall'altra civili disarmati. Che la situazione fosse sfuggita di mano ai tanti che nella città si sono sollevati contro il disegno di legge che avrebbe consentito l'estradizione di persone da Hong Kong per essere processate nella Cina continentale, erodendo così così i diritti civili e in sostanza lo stesso regime speciale su cui si basa l'autonomia dell'ex città stato, lo hanno ammesso gli stessi manifestanti che hanno assediato l'imponente scalo di Hong Kong, obbligando alla sospensione dei voli, cosa questa che ha portato alle dimissioni dell'amministratore delegato della compagnia di bandiera, la Cathay Pacific. L'escalation delle proteste è stata comunque accelerata dallo sdegno per le brutalità della polizia con i manifestanti, che ora non si accontentano di aver ottenuto la sospensione del disegno di legge ma ne chiedono il ritiro definitivo, oltre alle dimissioni della governatrice Lam e al rilascio degli attivisti arrestati, ormai quasi un migliaio, fino alla richiesta di maggiore democratizzazione con elezioni trasparenti. La grande incognita è dunque proprio l'atteggiamento del Governo cinese di fronte alla sfida più grande dai tempi di Tienanmen. I toni di Pechino sono minacciosi, tra accuse di interferenze straniere, rivolte soprattutto agli Stati Uniti, insieme alle concentrazioni di militari a poca distanza dalle rivolte. Ma le conseguenze politiche di un intervento diretto sarebbero molto gravi per una Cina che ha cercato di mostrare al mondo un'immagine moderata, con la conseguente fuga di investimenti e capitali sui quali invece Pechino punta per mantenere vertiginosa la sua crescita economica.

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