Recovery Fund, la corsa ai piani di riforma nazionale

09 feb 2021

Dopo il via libera dell'Euro Parlamento il regolamento della recovery and resilience facility, la parte più consistente del piano Next Generation Eu potrebbe entrare in vigore già dal 18 febbraio. Da quella data, insomma, ed entro il 30 aprile potranno essere presentati alla Commissione i piani nazionali definitivi, piani che, una volta approvati, non potranno più essere modificati neppure in caso di cambio di Governo, finora 18 paesi tra cui l'Italia hanno già sottoposto una bozza articolata, ci sono progressi ma c'è ancora da lavorare, dice il vicepresidente Dombrovskis, che spiega come serva un equilibrio organico tra riforme e investimenti per puntare a una vera trasformazione, non basta, insomma, una semplice accozzaglia di provvedimenti di scarsa rilevanza, inoltre, sottolineano da Bruxelles, è fondamentale tradurre i piani di riforma in tappe operative perché dopo l'anticipo del 13% della quota nazionale dei fondi le tranche di pagamento saranno sbloccate con valutazioni semestrali proprio in base allo stato di avanzamento, investimenti e riforme dovranno puntare poi sulle criticità già individuate dalle raccomandazioni specifiche che la commissione presenta ogni anno ai singoli paesi, oltre che alle due priorità individuate a livello comune, la lotta al cambiamento climatico a cui deve essere riservato il 37% dei fondi e la digitalizzazione, a cui spetta almeno il 20%. Saranno prese in considerazione azioni intraprese tra febbraio 2020 e agosto 2026. Attenzione, però, per avere le prime risorse sarà necessaria la ratifica da parte di tutti e 27 i parlamenti nazionali di una parte del regolamento, quella che consente alla Commissione di emettere titoli di debito comune. L'Italia è uno dei pochissimi Paesi ad averlo già fatto, ma è probabile che le ratifiche non saranno completate prima della fine della primavera e dunque i primi fondi arriveranno solo nella seconda parte dell'anno.

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